Vendere, vendere, vendere

"Vendere per ridurre il debito pubblico che è largamente inferiore al valore del patrimonio immobiliare dello stato italiano. Vendere per allargare il settore privato e ridimensionare l’abnorme spazio del pubblico. Vendere e liberalizzare, autorizzare, creare condizioni di business, far circolare i capitali privati (che sono ingenti e paralizzati dalla paura), agganciarli a una strategia della ripresa". Nell'editoriale del 18 ottobre il Dir. ha lanciato una proposta al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Leggi tutti gli articoli
23 OTT 10
Ultimo aggiornamento: 05:35 | 17 AGO 20
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"Vendere per ridurre il debito pubblico che è largamente inferiore al valore del patrimonio immobiliare dello stato italiano. Vendere per allargare il settore privato e ridimensionare l’abnorme spazio del pubblico. Vendere e liberalizzare, autorizzare, creare condizioni di business, far circolare i capitali privati (che sono ingenti e paralizzati dalla paura), agganciarli a una strategia della ripresa". Nell'editoriale del 18 ottobre il Dir. ha lanciato una proposta al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti: vendere il patrimonio pubblico per superare la crisi. Una soluzione prospettata da tempo anche da economisti e banchieri. "Il riordino del patrimonio è una grande opportunità per il territorio, e più in generale per lo sviluppo del paese – dice l'economista Edoardo Reviglio, capo ufficio studi della Cdp (Cassa depositi e prestiti) – E' necessaria però un’azione graduale. L’avvio di un grande processo che durerà decenni". Anche lo studio degli economisti Emilio Barucci e Federico Pierobon, anticipato dal Foglio, conferma che ci sono ancora margini di manovra per un processo di alienazione e liberalizzazione del patrimonio statale.
Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, intervistata dal Foglio, condivide la proposta dell'Elefantino: "Chi sostiene che non si può fare dovrebbe rileggere quanto è indicato nel bilancio statale, in cui l’attivo patrimoniale pubblico corrisponde al 138 per cento del prodotto interno lordo. La parte vendibile equivale a 500 miliardi di euro. Per non parlare delle società controllate dagli enti locali che fanno concorrenza spesso sleale alle imprese private. Non è vero che ci vorrebbero decenni per una dismissione effettiva, si può fare subito, basta averne la volontà politica”.
Ma non c'è solo lo stato centrale. Gran parte del patrimonio pubblico è di regioni e comuni. Secondo Carlo Stagnaro, il ministero del Tesoro dovrebbe spingere gli enti locali a vendere o ridurre le partecipazioni. "Il governo potrebbe muoversi in base al principio per cui l’intervento pubblico non solo non è necessario, ma è spesso dannoso: restringe la competizione, spiazza gli investimenti privati e consolida le rendite". E' più cauto il commento degli economisti Ernesto Felli e Giovanni Tria: "La riduzione dell’invadenza e dell’inefficienza della sfera pubblica è ottima cosa. Privatizzazioni e liberalizzazioni vanno in questa direzione. Ma bisogna guardare con attenzione che questo ridimensionamento si traduca davvero in un aumento del mercato, della concorrenza e del dinamismo".